
MONTICELLI & PAGONE
Terrae Motus
Shut Out – Chiusi Fuori
a cura di Martina Sconci
dal 13 al 26 maggio 2012
ASCOLTARE IL LUOGO
workshop fotografico con
Jacopo Benci e Silvia Stucky
15-16-17 maggio 2012
San Bernardino – L’Aquila
E’ inutile opporsi; ormai l’ebook è una realtà.
Sul blog Doppio Zero ho trovato però un interessante articolo che tenta una difesa del libro .
L’avvenire dell’e-book
Alcuni anni fa avevo fatto una predizione sull’avvenire dell’e-book. Avevo sostenuto che l’e-book non si sarebbe imposto, o non avrebbe sostituito il libro, per ragioni un po’ differenti da quelle tipicamente invocate dai conservatori e contro gli argomenti addotti dai futuristi. Le ragioni tipicamente invocate dai conservatori: il libro cade e non si rompe, il libro non si scarica, il libro è comodo da tenere in mano. continua la lettura
di Piazza d’Arti di Via Ficara – L’Aquila
Incontri di letture musicate per bambini/e
Genitori e figli/e alla scoperta di favole ad alta voce!
Mercoledì 9 Maggio
ore 17.30, presentazione libro
di Haydir Majeed
Giovedì 10 Maggio
ore 17.30, c/o Struttura Polivalente Centro di Formazione e Consulenza di S. Bernardino, presentazione libro
di Nicola Lagioia
Domenica 6 maggio, all’Ambasciata del Pakistan a Roma, aquiloni portati direttamente dal Pakistan voleranno in danze acrobatiche guidati dalle mani esperte di chi fin da bambino ha partecipato ai Basant.
Un giorno di festa che si colloca nel programma di scambio culturale voluto dall’Ambasciatore e che consente di approfondire la conoscenza di usi e costumi di un paese a noi lontano. L’entrata è gratuita e per rendere più forte la partecipazione si suggerisce di indossare abiti colorati primaverili. Meglio ancora qualcosa di giallo o di verde, colori ufficiali del Basant Festival.
All’ambasciata si accede da due ingressi: via Riccardo Zandonai 84 e Via della Camilluccia 682. Suggeriamo di privilegiare il primo per una maggiore facilità di lasciare l’auto. Per altre informazioni Romanordnwes e Progressonline
E’ qualche giorno che GIROPAGINA è fermo.
Sono diventato nonno e, vi confesso, in questi giorni mi sono dedicato ad Arianna.
Anche se è presto, la mia nuova “qualifica” mi ha spinto a cercare nel mondo dei libri per bambini.
Così ho trovato l’opuscolo predisposto dalle Biblioteche di Roma.
Lo propongo a tutti i nonni.
per la lettura basta cliccare sull’immagine.
Denominato ufficialmente, a seguito della sua attuazione, Piano per la ripresa europea (European recovery program, E.R.P.), il Piano Marshall fu uno dei piani politici-economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale.
I risultati furono poi senza dubbio positivi, almeno nell’ottica degli Stati Uniti e dei sostenitori dell’economia di mercato, sotto il profilo della diffusione in Europa – favorita da una capillare azione di propaganda – di concetti quali la “libera impresa”, lo “spirito imprenditoriale”, il “recupero di efficienza”, l’”esperienza tecnica” e la “tutela della concorrenza”, allora in alcuni Paesi quasi del tutto assenti. Inoltre esso indicò agli europei che l’interdipendenza poteva costituire una soluzione alle tensioni ed ai conflitti che, da sempre, avevano caratterizzato la loro storia.
È scontato ricordare che la storiografia d’impronta marxista, abbia visto nel Piano Marshall nient’altro che uno strumento per perpetuare il cosiddetto dominio degli Stati Uniti sull’Europa e per rendere le economie del Continente funzionali alle esigenze del sistema produttivo statunitense. Questa interpretazione – definita “imperialista” – fu particolarmente sostenuta negli anni sessanta e settanta sulla spinta dell’insegnamento dello storico Walter Lafaber.
Per chi volesse approfondire può sintonizzarsi, in modalità pod cast, su Radio rai3.
Dopo un lungo ed appassionato lavoro a cura del Tavolo Interculturale Torre Angela, è stato pubblicato il libro dal titolo “Nelle nostre radici… le nostre ali” (Edizioni GruppoAbele). Il Tavolo Interculturale è un’associazione che nasce ed opera a Torre Angela. Come appare chiaro dal suo nome, le attività di questo gruppo di persone non ha il fine di renderci più “tolleranti” verso lo straniero, ma appunto quello di facilitare l’inter-azione, l’inter-agire. Un qualcosa che va oltre quello che comunemente siamo abituati a chiamare “integrazione”… Attraverso le interviste, i racconti, i disegni e le immagini raccolti in questo volume, possiamo saperne di più e conoscere meglio i nostri amici argentini, peruviani, brasiliani, maghrebini, senegalesi, nigeriani, afghani, cingalesi, bengalesi, cinesi, polacchi, romeni, albanesi oppure Rom. Un modo per immedesimarsi è anche quello di ricordare come anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti. Non a caso il libro inizia con l’esperienza di un emigrante italiano. La condizione in cui si trovano oggi molti stranieri in Italia è una condizione che i nostri nonni ed i nostri padri hanno sperimentato sulla propria pelle. E non va dimenticato nemmeno che molti italiani, soprattutto i nostri giovani, sono costretti ad emigrare ancora oggi.
il libro, curato dal Tavolo Interculturale di Torre Angela, sarà presentato
sabato 31 marzo, su radio tre,
nella trasmissione Uomini e profeti, dalle 9:30 alle 10:15,
Vogliamo ricordare Antonio Tabucchi con la lettera che un lettore, Mauro Sabatini, ha scritto al direttore di “Varese news”
Egregio direttore,
era il luglio del 1994, mancava poco alle 7 del mattino quando scesi dal treno alla stazione di Santa Apolonia, a Lisbona. Era già giorno e, vista dal piazzale della stazione, la capitale del Portogallo non presentava di sé un’immagine particolarmente attraente.
Quel giorno di luglio mancava un mese al mio ventesimo compleanno ed era la prima di tante visite in Portogallo. Durante l’inverno precedente avevo studiato il portoghese, da autodidatta, su una grammatica tascabile (poi ho approfondito con strumenti più consoni) ed ero deciso a vedere Lisbona e il Portogallo, forse anche ad andarci a vivere.
Non voglio qui parlare di quel mio amore per il Portogallo né indulgere nella nostalgia autobiografica, lo cito solo per poterne spiegare le origini che sono semplici: avevo iniziato a leggere Josè Saramago, mi stavo avvicinando a Pessoa e, in quei mesi, erano usciti “Lisbon Story” capolavoro di Wim Wenders e “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi (il film uscirà solo l’anno dopo).
E a Tabucchi devo dire grazie per avermi introdotto sia Pessoa che, indirettamente, Saramago e anche tutti gli altri: Lobo Antunes, Amalia Rodrigues, i Madredeus fino a Cesaria Evora e altri lusofoni non necessariamente portoghesi. Tabucchi, non lo sapevo ancora, mi aveva attaccato quella “lusofilia” che è divenuta un tratto inscindibile del mio essere al punto da essere oggetto di bonaria ironia fra gli amici (non seguo il calcio ma, ancora oggi, quando il Portogallo perde ricevo sms di comprensione).
Non lo sapevo ancora ma quell’incontro letterario che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di pensare, di scrivere, di parlare e di guardare il mondo era dovuto a uno scrittore e studioso pisano, poco noto nel suo paese e che ebbe un minimo di riconoscimenti soltanto dopo averli ottenuti all’estero. L’uomo che riempiva gli scaffali delle librerie di Lisbona mi piaceva, allora, perché era uno scrittore elegante e facile da leggere, ironico ma non umoristico, filosofo nella prosa più ancora che nel testo di analisi.
Antonio Tabucchi rappresentava il perfetto scrittore del futuro prossimo che, agli inizi degli anni ’90, si faceva guardare ancora con ottimismo: era cittadino d’Europa (viveva tra l’Italia, Parigi e Lisbona senza apparentemente sentirsi straniero in nessun posto), interpretava l’intellettuale europeo del dopo guerra fredda, di quel periodo in cui, io speravo, si sarebbe finalmente potuto guardare al mondo o almeno al vecchio continente, come un’unica terra da percorrere senza confini né pregiudizi.
Sapeva guardare l’Italia col distacco dello straniero e con la partecipazione del concittadino, la giudicava caustico ma rilevandone anche la forza e i tratti positivi, senza essere esterofilo né inutilmente campanilista.
Egli era inoltre allora, e lo è stato fino a domenica 25 marzo 2012, il più grande scrittore italiano vivente.
Antonio Tabucchi non mi mancherà, come non mi manca Josè Saramago o Fernando Pessoa o Amalia Rodrigues: loro sono tutti con me, mi basta allungare un braccio verso la libreria per riannodare il dialogo con questi vecchi amici e maestri, sento per gratitudine che vorrei fare qualcosa per loro e la sola frustrazione è che sono troppo grandi perché una mia parola di lode possa aggiungere qualcosa al loro ricordo.
Credo però che, almeno Tabucchi, mancherà all’Italia che non gli ha dato tutti i riconoscimenti che avrebbe meritato e che, invece, avrebbe ancora bisogno della sua voce critica e incoraggiante, la voce del professore che sferza tagliente ma lo fa pensando (e raramente anche dicendo): sono duro sì, ma perché puoi dare di più.
Non avevo ancora vent’anni Direttore, e sceso dal treno mi arrampicavo verso Sao Jorge, sui colli di Lisbona, camminavo verso occidente ed ero a pochi chilometri dalla fine della terra, dal grande mare oceano, doveva essere un viaggio di un’ora, due al massimo, e dura da più di 17 anni. Così Antonio Tabucchi mi ha insegnato la poesia, la saudade e qualcosa, credo, sulla vita.
Addio Professore, non ti ho mai incontrato ma ti ascolto sempre, non ci vedremo mai ma continueremo a discutere, magari domattina, davanti al primo caffè della giornata.
Mauro Sabatini
Prendendo spunto dalla puntata odierna di RAI radio 3 propongo due video:
Nel primo – Domenico Cipriano legge i suoi versi dedicati al terremoto del Novembre 1980 in Irpinia
Nel secondo – Fabio Volo legge “A Itaca” una poesia di Kostantin Kavafis